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164 Gabriele d’Annunzio


ROMANZA

Ne la coppa elegante
ove il sole ha fulgori
tremuli e gai colori
come in un diamante,

non anche dà un sospiro
il giglio morituro.
Piega, mistico e puro,
in suo dolce martire.

Cade, su l’acqua accolta
ne la carcere breve,
mite come la neve
qualche foglia disciolta;

e li stami che ardenti
quali raggi da un serto
rompeano da l’aperto
seno a tentare i vènti,