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156 il libro delle vergini


Le aveva prese le due mani, si curvava per coprirle di baci.

— No, non qui, Gustavo...

Egli non intendeva. Francesca svincolò una mano dalla stretta; per respingerlo affondò la mano nei capelli di lui, gli sollevò il capo. Poi si allontanò, si avvicinò alla tavola: tremava tutta.

— Che freddo! - disse. - Chiudete.

Gustavo sporse all’aria la fronte, stette un istante con il petto inclinato verso la notte. Egli voleva così placare il tumulto, il calore. Poi chiuse; si volse; era pallido, con qualche cosa di convulso nella bocca.

Francesca s’era rifugiata accanto ad Eva.

La bimba aveva chinata la testa su la tavola, su la tovaglia nivea, poichè il sonno l’avvinceva: era di rosa, tutta di rosa con un sorriso vago su tutta la faccia; le palpebre chiuse erano così diafane che parevano lasciar trasparire lo sguardo; da la bocca aperta usciva un soffio lento, il respiro.

— Dorme — sussurrò la madre. E fece segno a Gustavo di camminar piano.

— La porterò io sù, nella stanza — disse piano Gustavo.

Ella in quelle parole fiutò l’insidia, e sorrise con un lieve moto d’ironia nel labbro inferiore. Ma Gustavo s’era avvicinato; delicatamente sollevava ora su le