Pagina:D'Annunzio - Canti della guerra latina, 1939.djvu/184


IV


35. Non piange più; combatte. Non ha il capo chino su l’omero scarno, né inchiodate le palme all’infamia, né i piedi trafitti.

36. Né sfolgora come quando l’angelo rotolò dal sepolcro la pietra ed Egli sorse, ed apparve agli Undici afflitti.

37. Ma lo vede ogni fante, simile a sé, con l’elmetto del fante, con le uose del fante, col sudore e col sangue del fante, allato allato.

38. Cade anch’Egli, come quando portava la croce; cade e si rialza. E, come quando riprendeva la croce, riprende la sua arme e il suo fiato.

39. Resiste, perdura, persevera, a fianco dell’uomo. All’uomo dona il suo cuore divino e la sua lena immortale.

40. Si volge l’ispirato sentendo crescere nel suo petto la forza; e vede al suo fianco penare e lottare un eguale.