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dagli apennini alle ande 251

signore alto, con la barba grigia. Questi guardò fisso un momento quel tipo simpatico di piccolo marinaio genovese, coi capelli biondi e il naso aquilino, e gli domandò in cattivo italiano: - Tua madre è genovese?

Marco rispose di sì.

- Ebbene, la donna di servizio genovese è andata con loro, lo so di certo.

- E dove sono andati?

- A Cordova, una città.

Il ragazzo mise un sospiro; poi disse con rassegnazione: - Allora... andrò a Cordova.

- Ah pobre niño! - esclamò il signore, guardandolo in aria di pietà. - Povero ragazzo! È a centinaia di miglia di qua, Cordova.

Marco diventò pallido come un morto, e s’appoggiò con una mano alla cancellata.

- Vediamo, vediamo, - disse allora il signore, mosso a compassione, aprendo la porta, - vieni dentro un momento, vediamo un po’ se si può far qualche cosa. - Sedette, gli diè da sedere, gli fece raccontar la sua storia, lo stette a sentire molto attento, rimase un pezzo pensieroso; poi gli disse risolutamente: - Tu non hai denari, non è vero?

- Ho ancora.... poco, - rispose Marco.

Il signore pensò altri cinque minuti, poi si mise a un tavolino, scrisse una lettera, la chiuse, e porgendola al ragazzo, gli disse: - Senti, italianito.