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un tratto generoso 11

misero a ridere forte. Allora Crossi perse la testa, e afferrato un calamaio glie lo scaraventò al capo di tutta forza; ma Franti fece civetta, e il calamaio andò a colpire nel petto il maestro che entrava.

Tutti scapparono al posto, e fecero silenzio, impauriti.

Il maestro, pallido, salì al tavolino, e con voce alterata domandò:

— Chi è stato?

Nessuno rispose.

Il maestro gridò un’altra volta, alzando ancora la voce: — Chi è?

Allora Garrone, mosso a pietà del povero Crossi, si alzò di scatto, e disse risolutamente: — Son io.

Il maestro lo guardò, guardò gli scolari stupiti; poi disse con voce tranquilla: — Non sei tu.

E dopo un momento: — Il colpevole non sarà punito. S’alzi!

Crossi s’alzò, e disse piangendo: — Mi picchiavano e m’insultavano, io ho perso la testa, ho tirato....

— Siedi, — disse il maestro. — S’alzino quelli che lo han provocato.

Quattro s’alzarono, col capo chino.

— Voi, — disse il maestro, — avete insultato un compagno che non vi provocava, schernito un disgraziato, percosso un debole che non si può difendere. Avete commesso una delle azioni più basse, più vergognose di cui si possa macchiare una creatura umana. Vigliacchi!

Detto questo, scese tra i banchi, mise una mano sotto il mento a Garrone, che stava col viso basso, e fattogli alzare il viso, lo fissò negli occhi, e gli disse: — Tu sei un’anima nobile.