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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/83


capitolo primo 75

sul mare. E qui non possiamo ristare dal fare un’osservazione retrospettiva su questa guerra che trapiantò la famiglia di chi scrive dagli Stati di Napoli a quelli di Provenza, e le valse così di essere francese. Avendo il conte Cesare Roselli parteggiato per Renato, e servito sulla terra la causa che Cristoforo Colombo difendeva per mare, fu costretto ad uscire dalla patria dopo la sciagura tocca al Re di Provenza: riparò a bordo della flotta che teneva ancora la baia di Napoli; ed amiamo credere che salisse la nave capitanata da Cristoforo Colombo; fu così dato all’ultimo de’ nostri avi vissuto in Italia, di conoscere il grande Uomo, di cui scriviamo la prima storia francese1.

Pare cosa certa che Cristoforo Colombo continuò in appresso a navigare, ora solo, ora con uno o l’altro de’ Colombi, suoi parenti. L’ultima giornata della sua vita militare fu notata da una circostanza drammatica, le cui conseguenze ci recano a credere, che un tale avvenimento non si adempiè che per volontà speciale della Provvidenza, in favore di colui che doveva essere il suo servo pacifico e fedele.

Se il vecchio ammiraglio genovese, godeva di Colombo archipirata a gran fama, Colombo il mozzo non era meno celebre nel Mediterraneo, poichè vi aveva comandato una squadra contro i Musulmani: questa particolarità indusse, senza dubbio, Cri-

  1. Un fatto particolare collegasi alla ricordanza di questa emigrazione. Il conte Cesare Roselli morì poco dopo il suo sbarco a Marsiglia: il re Renato se ne condolse con suo figlio Antonio, ma impoverito dalle sue precedenti liberalità, non lo investì d’alcun feudo a rifacimento de’ perduti, restringendosi a dimostrazioni di grato animo, ed a promesse; gli mutò lo stemma di famiglia, e gli diè titolo di notaio di Corte. Un matrimonio fissò Antonio Rosellì a Seillans, piccola città di Provenza; ivi acquistò terre, e conservò il titolo conferitogli di notaio regio, che si trasmise poi di padre in figlio, per via di primogenitura sino al 1805, anno in cui si spense nella persona dell’ultimo titolare, che lasciava un figlio minorenne: suo cugino il marchese di Pastoret, che fu dappoi cancelliere di Francia, ottenne da Napoleone I che, affine di non rompere una sì rara trasmissione ereditaria la vedova dell’ultimo Rosellì restasse depositaria degli Archivi sino alla maggiorità del figlio: ma questo era destinato ad altro arringo.