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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/80

72 libro primo

Antonio Bernadigio e Antonio Terzago sedettero sulla cattedra d’astronomia, mentre li celebre matematico Francesco Pellacano e maestro Alberto de’ Crispis, avendosi a supplenti mastro Guido da Crema, e mastro Giovanni di Mariano, insegnarono la filosofia naturale. Ed anco meno opportunità il giovane Cristoforo aveva avuto di tener dietro alle lezioni di filosofia straordinaria di Enrico di Sicilia, di Francesco di Salò, di Olino Bosenasi e di Agostino Carugo i quali non asceser la cattedra che nel 1463.

Ciò che vi ha di certo si è, che Cristoforo prestossi attento alle lezioni di maestri oggidì ignorati, predecessori di quelli di cui gli archivisti di Pavia hanno fornito i nomi; e ch’ei ritrasse dalla sua precoce assiduità frutti che maturarono poscia splendidamente. Avendo abbandonata anzi tempo l’Università, sicuramente perchè gli sforzi paterni non potevano andare più avanti, tornò a Genova a ripigliare il mestiere di suo padre.

Molti, ripugnano a credere una tal cosa: nondimeno la storia è positiva in accertarla. Abbandonate le scuole, Cristoforo lavorò quale operaio insieme con suo padre e col suo secondo fratello Bartolomeo: l’istruzione che ricevette a Pavia fu poca cosa; egli lo confessa, Humboldt lo dimostra. Il suo compatriotto Antonio Gallo dice che Cristoforo e Bartolomeo avevano avuto una mera tinta d’istruzione intra pueriles annos parvis litterulis imbuti. Agostino Giustiniani, vescovo di Nebbio conferma questa opinione: hic puerilibus annis vix prima elementa edoctus. Alla qual breve educazione succedette il lavoro manovale nella casa del padre. Antonio Gallo afferma che questi fanciulli furono operai durante la loro gioventù; testor pater, carminatores filii aliquando fuerunt. È naturale pensare, che, fra l’Università e l’imbarco, Cristoforo si applicò a lavorare co’ suoi parenti.


§ II.


Uscendo dalle strette contrade di Genova, ove tu ascenda i bastioni, o salga le severe montagne che la signoreggiano e chiudono da tutte parti, non lasciandole sbocco che sul Mediterraneo, quasi per costringerla a tentare questa via, tu sei abbagliato dalla luce che innonda, e dalla trasparenza dell’aere