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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/51


introduzione 43

mulo voluminoso de’ processi, successivamente orditi in Ispagna, per la successione dei discendenti di Colombo, credette di trovare un lume storico in una memoria tessuta a profitto di un certo Diego Colon y Lariategui, che d’altronde fu dichiarata apocrifa. L’avvocato aveva bisogno, a prò della sua causa, di attaccare retrospettivamente, a traverso i secoli, la legittimità del secondogenito di Colombo, don Fernando. Siccome questa prova d’illegittimità non risultava da verun documento ostensibile, da verun atto de’ processi anteriori o pendenti, l’astuto leguleio imaginò d’indurla, non da una espressione di cui valersi al suo intento, sibbene dalla ommissione di una parola, che pretendeva necessaria, quantunque non fosse neppur utile. Nel suo testamento, Cristoforo Colombo, raccomandava al suo erede di pagare una pensione a Beatrice Enriquez, madre del suo secondogenito don Fernando. Questa clausola era per sé chiarissima. Ma il testatore non aveva fatto precedere del titolo di sua moglie il nome di Beatrice. L’avvocato ne inferiva la non esistenza del legame matrimoniale, per conseguenza l’illegittimità di Fernando Colombo. Lo si crederebbe? Questa misera arguzia parve una dichiarazione a Napione! quindi tessè una serie di ragionamenti, e presentò come una scoperta da lui fatta, rispetto allo stato civile di Colombo, questa miserabile induzione dovuta allo scartafaccio del povero licenziato Luiz de la Palma y Freytas. Napione ebbe così a buon patto gli onori di spiritoso e felice investigatore.

Nel 1809 l’antiquario e bibliografo Francesco Cancellieri, valente in raccogliere i fatti, ma assai manchevole di lucidezza filosofica, ripetè, senza esaminarla, la pretesa induzione di Napione, a cui, valga il vero, nessuno pose attenzione. Fino a quel punto questa temeraria affermativa, arrischiata in un’opera di mediocre importanza, non poteva recare alcun danno alla fama di Cristoforo Colombo. Ma secondo il volgare proverbio «che non si è mai traditi che da’ suoi,» alcuni anni dopo, un genovese, antico barnabita, il Padre Spotorno, stimolato da un vivo risentimento contro il secondogenito di Colombo, don Fernando, ch’egli accusava di aver seminato apposta dubbi sull’origine e il luogo delle nascita del proprio padre, accolse questa imputazione di bastardume che giovava al suo odio.