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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/32

24 introduzione

di Americo Vespucci. Nella sua ammirazione per l’ingegno di Americo, il cosmografo di S. Dié dichiarava di non vedere qual diritto vietasse di dare a tal Nuovo Mondo il nome di colui che lo aveva scoperto, e di chiamarlo America, poichè l’uso ha reso femminini i nomi dell’Europa e dell’Asia. L’alta destinazione di questo scritto agevolò l’adozione del nome proposto da Martino Waldsemüller. Vediamo nell’edizione di Giovanni Gruniger del 1509, che la Relazione dei quattro viaggi di Vespucci, fu scritta primieramente in spagnuolo, indi tradotta in portoghese, poi trasportata in italiano, donde fu poscia voltata in francese, e in breve dal francese in latino, il che la rendette europea. Questa grande pubblicità preparava l’universale ad approvare l’ingiusta denominazione proposta dal geografo di S. Dié.

Noi siamo inoltre costretti a confessare che la Francia fu la prima che scrivesse questo nome di America sulle sue carte geografiche; le più antiche stampate a Lione portano il nome di America, a indicazione del Nuovo Mondo: tal è la carta del 1522, impressa su legno, che fu unita alla ristampa del Tolomeo da Melchiore e Gaspare Frechsel; tal eziandio quella che pubblicò nel 1541 Ugo di Portes.

La stampa protestante dell’Alemagna moltiplicò e diffuse a gara questa cieca usurpazione. Il Monaco apostata Sebastiano Munster, autore dell’Introduzione alla Cosmografia, diffuse questo nome di America colle stampe di Basilea. Da un altro lato, Gioachino Vadiano, nella sua Cosmografia universale, venuta fuori a Zurigo nel 1548, propagò il nome di America. Firenze accolse giuliva questa denominazione, che lusingava il suo orgoglio patrio. Dopo essere stato scritto in un libro di cosmografia, indi impresso su planisferii il nome di America, andò per la prima volta, nel 1570, intagliato col bulino sopra un globo in rilievo. Questo globo, di composizione metallica, riccamente damaschinato d’oro e d’argento, era opera del milanese Francesco Basso.

A que’ di, il nome d’America venne accettato senza contrasto, da lunga pezza non si pensava più a Colombo: la sua posterità era già spenta nella linea mascolina che avrebbe fatto ri-