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Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/198

178 libro quarto

sicuro e comodo cinto da terre coltivate, animate da graziose abitazioni, alcune delle quali erano dipinte1. Alberi da frutti circondavano quelle case, ombreggiate da magnifiche palme e imbalsamate dagli ananas e dalle vaniglie. Colombo diede a questo porto il nome della sua qualità, e lo chiamò Bel Porto (Puerto Bello). Gl’indiani dei dintorni recarono copia di frutti e di cotone lavorato; ma, ad eccezione di un capo e di sette principali, dalle cui nari pendevano fogliuzze d’oro, nessuno di essi possedeva di siffatto metallo. Il loro lusso consisteva in un impiastro rosso: il capo si era riservato il color nero. Fu mala ventura che grandi e violenti acquazzoni guastassero la giocondità della prospettiva. La pioggia trattenne le navi nel porto sette giorni: finalmente il mercoledì 9 novembre, non ostante lo stato del cielo, rimisero alla vela per continuare l’esplorazione della costa.

Senza saperlo, andavano lungo l’istmo di Panama.

Dietro le montagne, che limitavano la visuale, si distendeva l’Oceano Pacifico: e, come avesse udito il mormorare del gran mare, Colombo si ostinava a trovare un passo che vel conducesse: lottando contro il vento, giunse all’altezza del Capo Nome di Dio, (Nombre de Dios). Ma verso quel punto la burrasca l’assalì per modo, che dovette gettar le ancore nel più vicino rifugio.

Scelse un ricovero su costa ch’era ben coltivata, e forniva copia di frutti, di radici, sopratutto di mais, sicchè la chiamò il Porto delle Provvigioni. Rimase là fino al 23 novembre. Ripartì continuando il riconoscimento delle coste. Su d’una spiaggia chiamata Guaigua osservò da trecento indigeni che apportavano gioieli d’oro e viveri per fare scambi: ma, premuroso di giungere allo stretto, non fuorviò: tuttavia, tre giorni dopo, la forza del vento lo costrinse ad entrare nel primo porto che trovò, una baia stretta, la cui apertura, più stretta ancora, offriva solamente il vantaggio di rompere la forza delle onde. Le caravelle erano sì vicine alla spiaggia che i marinai d’un salto potevano scendere a terra: i dintorni presentavansi piani e sco-

  1. Fernando Colombo, Vita dell’Ammiraglio, cap. xcii.