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delle tarantole 95

lor lode il desiderio di recar dolore: ed esser giudici è per essi la maggiore delle felicità.

Ma questo io insegno a voi, o miei amici; diffidate di tutti coloro, nei quali è potente l’istinto del punire!

È gente di cattiva indole e di trista specie: ha nel volto l’imagine del carnefice e del segugio.

Diffidate di coloro che hanno sempre in bocca la giustizia. In verità, alle loro anime fa difetto non il miele soltanto!

E quando chiamano sè stessi «buoni e i giusti» non dimenticate che per diventar Farise non manca loro che la potenza!

Miei fratelli, io non voglio essere confuso e scambiato con costoro.

V’hanno taluni che predicano la mia dottrina della vita, e si fanno insieme sostenitori dell’uguaglianza e delle tarantole.

Se essi vi parlano in favor della vita, e sono ciò non di meno rintanati nella loro caverna — quei ragni velenosi — appartati dalla vita, credetemi, essi con ciò vogliono recar dolore.

Essi vogliono recar dolore a quelli che sono ora potenti; giacchè per costoro il sermone della morte trova la più opportuna applicazione.

Se la cosa fosse altrimenti, essi insegnerebbero altra cosa; in altri tempi costoro furono i peggiori calunniatori della vita e i bruciatori d’eretici.

Con tali predicatori dell’uguaglianza io non voglio essere confuso o scambiato. Poi che così parlò in me la giustizia: «Gli uomini non sono uguali».

E nemmeno devono diventare tali! Che cosa sarebbe del mio amore pel superuomo, se io parlassi diversamente? Su mille ponti e sentieri essi devono lanciarsi verso l’avvenire, e sempre più ci dev’essere tra di loro guerra ed ineguaglianza: ciò m’insegna il mio grande amore!

Inventori di imagini e di spettri essi devono diventare nelle loro inimicizie, e con le loro imagini e i loro spettri debbono combattere tra di loro la più terribile battaglia!

Bene e male, e ricco e povero, e alto e basso, e tutti i valori, comunque si chiamino, devono essere armi e segnacoli sfolgoranti di questa verità: che la vita deve sempre oltrepassare sè stessa.