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40 così parlò zarathustra - parte prima


«Ciò mi strazia il cuore. Meglio che non possano le tue parole, l’occhio tuo esprime tutto il tuo pericolo.

Ancor non sei libero: tu vai ancora in cerca della libertà.

Stanco delle veglie t’ha reso il tuo cercare, ed insonne.

Tu ti senti spinto verso le libere altezze; la tua anima ha sete delle stelle: ma anche i tuoi cattivi istinti sono assetati di libertà. I tuoi cani furiosi anelano d’esser liberi; abbaiano per la gioia nel loro canile, mentre il tuo spirito pensa a spalancare tutte le carceri.

Per me tu sei ancora un prigioniero che cerca il modo di rendersi libero: ahimè! in tali prigionieri l’anima si fa ingegnosa, ma anche perfida e falsa.

Deve ancora purificarsi chi già si ha saputo liberar nello spirito. Risente egli ancora molto del carcere e della muffa: il suo occhio deve diventar limpido. Sì, io conosco il tuo pericolo. Ma pel mio amore e per la mia speranza ti scongiuro: non far getto del tuo amore e della tua speranza!

Tu ti senti ancor nobile; ed anche gli altri sentono che sei tale: quelli che ti sono nemici e ti guardano torvi. Sappi che l’uomo nobile riesce d’impedimento a tutti.

Anche ai buoni l’uomo nobile è d’impedimento; ed anche proclamandolo buono essi vogliono cacciarlo da loro.

L’uomo nobile vuole crear cose nuove ed una nuova virtù. Ma il buono ama l’antico e vuole che l’antico sia conservato.

Pure, il pericolo che corre un uom nobile non è già quello di diventar buono, bensì di farsi insolente, schernitore, distruttore.

Ahimè, assai nobili uomini io conobbi, che perdettero le loro più sublimi speranze. E allora presero a calunniare tutte le sublimi speranze.

Allora presero a vivere insolenti tra brevi orgie, e di rado seppero fissarsi una meta di là dalla giornata.

Anche lo spirito è voluttà — dicevano essi. Ed allora spezzavano le ali dello spirito: sì che questo striscia ora al suolo e insozza chi lo tocchi.

Una volta credevano diventare eroi: ora son dei viziosi. Vedono di mal occhio e temono l’eroe.