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delle tavole antiche e delle nuove 191


Solo chi appartiene al volgo può vivere per nulla; ma noi, cui la vita fu data, noi pensiamo sempre che cosa possiamo darle in contraccambio!

E, invero, è un parlare aristocratico il dire: «ciò che la vita promette a noi, noi vogliamo mantenere a lei!».

Non bisogna voler godere quando nulla si dà a godere agli altri. E a tutt’i modi non bisogna voler godere!

Poi che il godimento e l’innocenza sono le cose più vereconde: l’una e l’altra non amano esser ricercate. Dobbiamo possederle! — Ma prima ancora ci bisogna ricercar la colpa e il dolore!

6.

O miei fratelli, le primizie sono sempre sacrificate. E noi siamo primizie: per ciò non versiamo tutto il nostro sangue sui segreti altari del sacrificio, in onore di antichi idoli.

Ciò ch’è migliore in noi è ancor giovane, e alletta i palati vecchi. La nostra carne è tenera, la nostra pelle è simile a quella dell’agnello; — come potremmo non destar le brame dei vecchi sacerdoti?

In noi stessi dimora tuttavia il vecchio sacerdote degli idoli, che s’appropria la miglior parte di noi per il suo banchetto. Ah fratelli miei, come le primizie non dovrebbero essere olocausti?

Questo ci impone la stirpe cui apparteniamo; e io pregio coloro che non vogliono salvar sè stessi. Amo di tutto il mio amore quelli che periscono, perchè essi vanno di là.

7.

L’esser sinceri è di pochi! E chi fu un tempo sincero non per ciò solo vuol seguitare ad esser tale! Ma meno di tutti sanno esser sinceri i buoni.

Oh, i buoni! — «Gli uomini buoni non dicono mai la verità» per lo spirito dunque l’essere buono in tal modo è una malattia.