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190 così parlò zarathustra — parte terza


Ora io attendo la mia redenzione, — per ritornare l’ultima volta in mezzo a loro.

Giacchè un’altra volta voglio recarmi fra gli uomini: in mezzo a loro io voglio tramontare e, morendo, voglio porgere ad essi il più prezioso de’ miei doni.

Questo mi apprese il sole, il ricchissimo, che quando tramonta versa nel mare l’oro della sua inesauribile dovizia, sicchè per quel dono anche il più misero dei pescatori naviga col remo dorato! Ciò ho veduto una volta e nel vederlo non mi saziai di piangere.

Simile al sole vuol tramontare anche Zarathustra: e intanto egli qui siede ed attende, circondato da vecchie tavole infrante e da nuove, scritte a metà.

4.

Ecco qui una tavola nuova: ma dove sono i miei fratelli, che me la portino nella valle e la rivelino ai cuori umani?

Il mio grande amore verso i più remoti impone: «Non risparmiare il tuo prossimo!». L’uomo è tal cosa che dev’essere oltrepassata.

Ci sono molte vie e molti modi per ottenere ciò: quest’è affar tuo! Ma soltanto un buffone può pensare: «L’uomo può essere anche oltrepassato.».

Supera te stesso anche ne’ tuoi rapporti col prossimo: il diritto che tu puoi prenderti con la forza, non devi lasciartelo concedere!

Quello che tu fai nessuno può farlo a te. Vedi, la legge del taglione non esiste.

Chi non sa comandare a sè stesso, deve obedire. E più d’uno sa comandare a sè stesso, ma è ancor molto lontano dal saper obedire a sè stesso!

5.

Così son fatte le anime nobili: esse nulla vogliono per nulla, e meno d’ogni altra cosa la vita.