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Dopo la festa | 189 |
che cosa, se non vuol mangiare il pane a tradimento, — diceva al marito ed alle vicine. Le comandava di far questo o quello, di attingere l’acqua, o accendere il fuoco per far bollire i maccheroni, di scopare le stanze, e magari di aggiustarle i vestiti; se la bimba non ubbidiva, erano busse che cadevano sulle sue spalle senza pietà, sicchè a Carmela toccava rassegnarsi e sgobbare come un mulo.
E fu peggio, quando nacque in casa un’altra bimba, e Carmela fu costretta a fare anche da bambinaia, e guai se non toccava la sua sorellina con tutta delicatezza! Se la bimba faceva capricci, la colpa naturalmente era di Carmela, e a lei toccavano i rimproveri e le busse.
Di carattere dolce, non diceva nulla, non si lagnava, si rassegnava alla sua trista sorte e piangeva in silenzio.
Molte volte s’era proposta di raccontare al padre i maltrattamenti della matrigna, poi non ne aveva avuto il corag-