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vale a comporre l’intervento di Cola. Il popolo, non pago delle decisioni del Tribuno si divide in due fazioni, che vengono spesso a contesa fra loro, quindi il divieto perpetuo di portar armi. Finalmente, in una festa ordinata da Cola, il palio è vinto da Iacaccio e la sua vittoria termina il contrasto e il vincitore viene portato in trionfo dal popolo per le vie di Roma.

Questo il tenue contenuto dell’azione, che non desta nessun interesse, anche per l’imperizia della condotta e per l’incertezza delle figure principali. Nel poema ricorrono qua e là i nomi di Destino, Fato, Sorte, Fortuna ecc.; ma l’autore avverte d’averle usate come «chimere poetiche, hauendo la mente diretta a creder quello conuiene, come Christiano Cattolico.» Melanconico indice dei tempi! É aggiunto, in fondo, un elenco delle «Voci, Proverbi, o dettati Romaneschi, in quel significato l’usano, che non sono ne’ Dizzionari», che è un informe tentativo di dichiarazione lessicale.

Un altro poema giocoso, ma più conosciuto del «Maggio», anche perchè trasportato sulle scene, è il Meo Patacca,1 «ouero Roma in feste nei Trionfi di Vienna» scritto da «Giuseppe Berneri romano Accademico Infecondo» e «dedicato all’ Illustrissimo et Eccellentissimo Sig. il Sig. D. Clemente Domenico Rospigliosi», in 12 canti d’ ottava rima. Quanto alla forma, l’autore seguì gli stessi criteri del Peresio, l’argomento è «di uoler descrivere le curiose feste che si fecero in Roma dalla Plebe, per contrassegno d’una interna e straordinaria Allegrezza, quando s’udì la tanto desiderata Nuova della Liberazione dell’Augusta Città di Vienna, allora che dalle Armi Ottomane fu sì strettamente assediata.» L’azione incomincia dall’arrivo di un corriere a Roma con la nuova che i Turchi hanno assediato Vienna. Meo Patacca «el più brauo trà i Sgherri2 Romaneschi », pensa di radunare una truppa di «Sgherri arditi e scaltri», per correre al soccorso della città assediata. Nuccia, sua amante, lo scongiura di non andare alla guerra, e colle sue lagrime lascia turbato e indeciso l’eroe. Il quale, intanto, aveva

  1. Roma 1695.
  2. in senso eroico.