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DELL'INGEGNERE MILANI 353

terposte città di Brescia, Verona, Vicenza e Padova, formando così una non interrotta catena. Doversi quindi limitare le livellazioni e le stime alla zona più elevata della nostra pianura, avuto però speciale riguardo alla più pronta comunicazione con Mantova, e salvo a determinare più fondatarnente i particolari, dietro il finale risultamento degli studj. Si adottò inoltre il consiglio di raccogliere in un unico ingegnere la direzione tecnica dell’intera linea, e di chiamare a questo onorevole incarico il sig. Giovanni Milani di Verona.”

La mattina del 30 giugno l’ingegnere giunse a Milano, e si presentò in casa del dott. C. Cattaneo; il quale, tra, le altre cose, gli disse ch’era nel suo interesse d’adunare nel suo corpo tecnico tutti i migliori ingegneri d’ambo i paesi, poichè infine tutto l’onore delle particolari fatiche si sarebbe raccolto nel suo nome; che conveniva tesoreggiar d’ogni parte i buoni pensieri, poichè i problemi erano molti, e bisognava che anche in questo nuovo ramo i costruttori italiani non cedessero il posto d’onore. Infine gli suggerì diversi nomi d’ingegneri e d’architetti; e gli disse che siccome in Milano, nel paese degli ingegneri, non ostante il riparto dell’opera in due sezioni, si era superata ogni debolezza municipale, per raccogliere il primato di questa impresa in un véneto, così sarebbe stata una opportuna cortesia da sua parte, s’egli avesse chiamato al secondo posto un ingegnere milanese; e che si sarebbe cattivato il favore di molte persone influenti, prendendosi ad aiutante l’ingegnere Colombani. Certamente questi discorsi non si supponevano rivolti ad una mente ristretta, o ad un animo triviale; ma le grandi occasioni non bastano a far gli nomini grandi. Ed è certo, che se il sig. Milani avesse avuto al suo fianco uno o più esperimentati ammonitori, e avesse avuto il giudizio d’adoperarli, non sarebbe caduto nello sproposito delle 14 locomotive, nè in quello della pietra scempia; e non sarebbe ora nella miserabile necessità di difendersi coi volumi in quarto e colle sessanta mentite. Ma egli fu più sollécito di godersi tredici mesi di regno assoluto nell’oscurità del suo chiostro tecnico, che di prepararsi all’inappellabile giudizio della nazione e all’onore dei secoli. Egli non osò rifiutare schiettamente il Colombani, ma, per metterlo a una enorme distanza da sè, mascherò il ri-