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DELL'INGEGNERE MILANI 379

da nessuno” (§ 225.°). Egli si fa torto; ella era stata richiesta; il sig. Milani lo sa benissimo; poichè in questa intelligenza entravano varj soci fondatori della lombardo-vèneta, vi entrava il direttore sig. Brambilla intimo amico suo; e il fine non era di rivaleggiare la Società lombardo-vèneta, ma di supplire all’eventuale sua inazione; e quindi, appenachè il sig. Milani si mosse, la dimanda Mangili venne trascurata. E il promotore di tutto era il dott. Cattaneo; il quale, sin dal giugno 1836, aveva indicato Treviglio come il punto in cui doveva preferibilmente collegarsi il commercio bergamasco; e vedeva a malincuore che l’ingegnere in capo non si curasse di dar mano a quello studio. Infatti ciò avrebbe tranquillato in tempo opportuno i commerci bergamaschi; i quali, se si fossero lasciati al buon senso naturale, dovevano esser sodisfatti di potersi recare in pochi minuti a Treviglio, più vicini a Milano che non i Bresciani, più vicini a Brescia che non i Milanesi, più vicni degli uni e degli altri al Cremasco e al Cremonese. Ed avrebbero ottenuto un esteso servigio nell’interno della loro provincia, nell’utilissima direzione dal monte al piano, e in modo che gli sbocchi delle valli rimanessero convergenti in Bergamo, e non disgregati sopra una linea che rade il piede dei monti, e ne preoccupa alla città l’immediato accesso.

Gli strani timori del commercio bergamasco vennero promossi tanto da chi voleva il braccio di Monza, quanto dal sig. Milani che non lo volle avere, e che a stento e tardi si piegò alle sollecitazioni del dott. Cattaneo, di studiare il braccio da Treviglio a Bergamo. Il sig. Milani pareva quasi sdegnar Bergamo, come sdegnava stoltamente Monza, come sdegnava stoltamente il lago di Garda. “Vedrò poi da qui a Treviglio, e da Treviglio a Milano, fatta prima una corsa a Bergamo”; Cosi egli scriveva il 15 ottobre, come se una corsa potesse concluder molto in una questione delicatissima di livelli, nella quale, anche dopo fatti gli studj del terreno, egli fece, “sa Dio perchè”, un salto di quattro metri. Codesta sua corsa a Bergamo fu poi fatta. E gli par gran cosa di scrivere: “ed anzi fui proprio in Bergamo il giorno 18 ottobre, e la notte del 19” (§ 237.°). Che profondi studj! che occhiata d’aquila avrà egli gettato su Bergamo il giorno 18! e quante cose avrà visto la notte del 19!