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172 ARISTOFANE



mnesiloco

, La focaccia
ch’ài.mangiala, di sèsamo, vo’ che tu la rifaccia.

coro

Tregua alle ingiurie pongasi: ver noi corre in gran fretta
una femmina: or via, — prima ch’ella qui sia,
state zitte, ché in pace vogliamo darle retta!

clistene

£ sbarbato, e vestito con la massima effeminatezza;
giunge correndo.
O donne care, per costume simili
a me, si vede ben dalle mie guancie
quanto amico vi sono. Io per le femmine
vo’ pazzo, e sono il loro propugnacolo.
E or ora, inteso in piazza che si bucina
d’un grosso affar che vi riguarda, sùbito
a voi son corso, perché stiate in guardia,
e gli occhi apriate, e all’impensata cogliere
non vi debba un negozio di tal càlibro.

coro

Che v’è, fanciul? Poiché fanciul nomarti
convien, finché le guance hai così rase!

clistene

Si susurra che qui mandato Euripide
abbia a spiare un suo vegliardo suocero.