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I CALABRONI 275

NOTE 275 Pag. 91. v. 6. - E ben di peggio fece anzi Giove a suo padre Crono, almeno secondo il mito riferito da Esiodo. Pag. 91, V. 7. - L’argomentar sofìstico. Pag. 93, v. I I. - Le allusioni contenute in questo brano hanno finora sfidato la sagacia degl’interpreti. Così, in genere, vi si afferrpa che i retori, adesso in auge e troppo ben pagati, un tempo erano pezzenti da dar dei punti a Telefo. Pnndelcto era sofista di poca rinomanza. Pag. 96, v. 16. - Che era contro il galateo. Questo brano è in parte illustrato dal noto bellissimo vaso che rappresenta appunto una scuola in cui s’impartiscono vari insegnamenti. La compostezza degli alunni spira ineffabile gentilezza. Pag. 96, v. 18. - Il primo di questi canti apparterrebbe, secondo una congettura molto ingegnosa del Van Leeuwen (nota al verso), a Stesicoro: del secondo è molto incerto l’autore. Ambedue pare fossero in prima fila nel bagaglio didattico dei maestri di canto. Pag. 97, v. I. - Le nuove scuole musicali abusano di fioriture e abbelliménti. E vedi i miei Soggetti e fantasie della Commedia attica antica e la mia Musica greca nel volume Musica e poesia nell’ antica Qrecia. Bari, Laterza. Pag. 97, v. 16. - Le Dipolidi e le Bufonie erano antiche feste andate in disuso; Cecedo un ditirambografo quasi leggendario: e le cicale qui ricordate, son quelle d’oro, che gli antichi Ateniesi appuntavano come ornamenti nelle loro pettinature. Pag. 98, v. 14. - Famigerati babbioni ricordati anche nelle Donne alla festa di Dèmetra. Pag. 98, v. 20. - L’Accademia era un antico e famoso ginnasio d’Atene, sacro all’eroe locale Jlkàdemos, ampliato da Cimone e adornato con alberi e altari. Gli ulivi che vi verdeggiavano si dicevano cresciuti da rami del primo ulivo piantato da Atena nell Acropoli. Pag. 99, v. 13. - Uno di quegli uomini alla cui vista le nuvole assumevano sembianze di femmine. Pag. 100, v. 13. - Immagine tolta dalla lotta. Pag. 101, v. I. - Calde erano infatti l’acque della fonte che Alena aveva fatta sgorgare presso le Termopili per sollievo d’Eracle affaticato. Pag. 101. v. 2. - Si riferisce, naturalmente, all’argomentar sofistico in genere, e all’eccessivo diletto che vi prendevano i giovani.