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102 ARISTOFANE


fior di quattrini fe’ con l’arti sozze,
altro clje spada!

discorso giusto

E poi, la verecondia
valse a Pelèo di Tètide le nozze!

discorso ingiusto

Che poi scappò, lo piantò, perché pratico
d’amor non era, né fra i lini prode
a vegliar tutta notte; eppur la femmina,
quando più tu la sbatti, e più ci gode!
Ma già, tu se’ una rozza! — Or vedi, giovane,
continenza che frutta, e che piaceri
ti contende: ragazzi, risa, femmine,
manicaretti, còttabo, bicchieri.
Ma senza questi svaghi, a che prò’ vivere?
Basta: veniamo a ciò cui ti fa invito
natura istessa. Hai fatto uno sproposito,
presa una cotta, e messo ad un marito
un briciolo di corna. Se ti colgono,
sei fritto! Non sai dir mezza parola!
Ma se pratichi me, tutto t’ è lecito
ciò che vuoi: salta, ridi a piena gola,
e fa’ d’ogni erba fascio. Ti ci acchiappano?
Dirai che nulla hai tu fatto di male.