Pagina:Commedie di Aristofane (Romagnoli) I.djvu/45

XLII PREFAZIONE

oche (fig. 6), e che sono perfette repliche degli attori fliaceschi. E più che probabilmente i personaggi epicarmei esilararono il’ pubblico con analoghi effetti (’). A fianco di questi compagnoni calcarono le scene alcune orrende comari che erano, anche nell’aspetto, le loro degne sorelle. Moltissime ne troviamo nelle rappresentazioni fliaciche (figure 7, 8, 9, IO). E come si vede, oltre che dal solito anormale sviluppo del ventre e dei glutei, erano contraddistinte dai lineamenti spiccatamente etnici, camitici. Tutte si conformano a questo tipo le statuette attiche del V secolo, rappresentanti attori in vesti di donne (2). Né fondamentalmente ne differisce la vecchia tormentata da sat’ià, che pure troviamo in una rappresentazione ceramica del V° secolo, e che certamente era anch’essa una figura scenica (figura 11). Queste somiglianze, che si propagano da secolo a secolo, da regione a regione, non possono certo esser casuali. Esse accennano ad unità d’origine. E uno dei centri di irradiazione, probabilmente non unico, certo non originario, pare fosse il santuario dei Cabiri di Tebe. Nella sua cinta si son rinvenute in gran numero rappresentazioni ceramiche dedicate al Nume del luogo, a Diòniso cabirico. E in esse troviamo delle figure che nelle caratteristiche essenziali \si identificano appunto coi nostri tipi, e che eseguono, con particolari più o meno burleschi, una quantità di azioni mimiche. Ecco Perseo che trascina Belle(’) Cfr. Arnold von Salis: De Doriensium ludorum in comoedia attica vestigiis, p. 12. (!) Cfr. A. Koerte, Archaologischc Studien zur alten Komódie, in « Johrb. d. Inst. », p. 75.