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abbiamo ritenuta l’s in luogo della z al modo che si pronunzia a Pisa; donde si può dedurre che la copia di questo Riccardiano, essendo qui medesimo eseguita, vuolsi reputare altresì pregiabile per questo che la si potrebbe credere cavata dall’autografo del chiosatore. Delle noterelle poi qua e là collocate alcune sono volte ad indicare a’ giovani certe eleganze e peregrinità del volgar nostro, ed altre a chiarirne taluni vocaboli e forme secondo il gregge de’ pedanti introdotte o per licenza di poesia o per necessità di rima. La quale onta a sè e alla letteratura non avrebbero arrecato, quando avessero appreso come in sul nascere del nostro idioma siffatte maniere erano primigenie e spontanee; ma in processo di tempo molte caddero in disuso, o pure soffrirono dei cangiamenti. Tali cose ne è piacciuto premettere, affinchè ognuno rimanga persuaso del nostro intendimento; di giovare cioè alle amene lettere, alle quali offeriamo un testo che porge un senso agevole e chiaro in parecchi di quei luoghi resi difficili ed oscuri dalla imperizia dei glossatori. L’importanza di un cotal fatto si manifesterà per un po’ di raffronto che ne vogliano istituire gl’intelligenti, i quali perciò con meno di severità riguarderanno se qui o qua abbiamo offeso in errore; e l’esserci sempre noi ingegnati pel meglio sia quello che merito e grazie ne acquisti.


Da Pisa nel Gennaio del 1860.