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c a n t o   x x v i x. 693

52Di sopra fiammeggiava il bell’arnese,
     Più chiaro assai che Luna per sereno
     Di mezza notte nel suo mezzo mese.
55Io mi rivolsi d’ammirazion pieno
     Al buon Virgilio; et esso mi rispuose
     Con vista carca di stupor non meno.
58Inde rendei l’aspetto all’alte cose,
     Che si moveano in contra a noi sì tardi,
     Che foran vinte da novelle spose.1
61La donna mi sgridò: Perchè pur ardi
     Sì ne l’affetto de le vive luci,2
     Che ciò che vien di rieto a lor non guardi?
64Genti vidd’io allor, com’a lor duci,
     Venir appresso vestite di bianco;
     E tal candor di qua già mai non fùci.3
67L’acqua splendea dal sinistro fianco,4
     E rendea a me la mia sinistra costa,
     S’io ragguardava in lei, come ’n specchio anco.5
70Quando da la mia riva ebbi tal posta,
     Che solo il fiume mi facea distante,
     Per veder mellio ai passi diedi sosta;
73E viddi le fiammelle andar davante,
     Lassando drieto a sè l’aire dipinto,
     Che di tratti pennelli avea sembiante;6
76Sì che lì sopra rimanea distinto7
     Di sette liste tutte in quei colori,
     Onde fa l’arco il Sole, e Delia il cinto.

  1. v. 60. C. A. Che foran giunte da
  2. v. 62. C. A. nell’aspetto delle
  3. v. 66. Fùci; ci fu, dove gli antichi tralasciavano talora di raddoppiare la consonante dell’affisso. E.
  4. v. 67. C. A. imprendeva
  5. v. 69. C. A. riguardava in lei come specchio
  6. v. 75. C. A. E di tratti pennelli avean
  7. v. 76. C. A. Sì che di sopra