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c a n t o   x x v i. 613

22Dimmi com’è che fai di te parete1
     Al Sol, come se tu non fussi ancora
     Di morte intrato dentro da la rete?2
25Sì mi parlava un d’essi; et io mi fora3
     Già manifesto, s’io non fusse atteso
     Ad altra novità ch’apparve allora:4
28Chè per lo mezzo del cammino acceso
     Venne gente col viso incontra a questa,
     La qual mi fece a rimirar sospeso.
31Là veggio d’ogni parte farsi presta
     Ciascun’ombra, e baciarsi una con una,
     Senza restar, contente a breve festa;
34Così per entro loro schiera bruna5
     S’ammusa l’una coll’altra formica,
     Forsi a spiar lor via e lor fortuna.
37Tosto che parten l’accollienza amica,
     Prima che ’l primo passo li trascorra,6
     Sopra gridar ciascuna s’affatica.7
40La nova gente: Soddoma e Gomorra;
     E l’altra: Ne la vacca intrò Pasife,8
     Perchè ’l torello a sua lussuria corra.
43Poi come gruve, a le montagne rife9
     Volasser parte, e parte inver l’arene,
     Queste del giel, quelle del Sole schife,
46L’una gente sen va, l’altra sen vene
     E tornar lagrimando ai primi canti10
     Et al gridar, che più lor si convene;

  1. v. 22. C. A. Dinne come è
  2. v. 24. C. A. entrato
  3. v. 25. Fora; sarei, così mutato da fore, proveniente dal forem, fores, latino. E.
  4. v. 27. C. A. che apparse
  5. v. 34. C.M. C.A. Lì veggio
  6. v. 38. C. A. Anzi che il
  7. v. 39. C. A. Sopragidar ciascuna si fatica.
  8. v. 41. C. A. Nella vacca entra
  9. v. 43. C. A. Poi come gru che alle montagne Rife
  10. v. 47. C. A. E tornan lagrimando a’