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c a n t o   x x i i. 515

22Come poteo trovar dentro al tuo seno1
     Loco avarizia tra cotanto senno,
     Di quanto per tua cura fusti pieno?
25Queste parole Stazio mover fenno2
     Un poco a riso pria; poscia rispuose:
     Ogni tuo dir d’amor m’è caro cenno.
28Veramente più volte appaion cose,
     Che danno a dubitar falsa matera,
     Per le vere cagion che son nascose.3
31La tua dimanda tuo creder m’avvera
     Esser, ch’io fosse avaro in l’altra vita,4
     Forse per questa cerchia dov’io era.5
34Or sappi, ch’avarizia fu partita
     Troppo da me; e questa dismisura
     Milliaia di lunari ànno ponita.
37E, se non fosse ch’io drizzai mia cura,
     Quand’io intesi là dove tu chiame,
     Quasi crucciato all’umana natura:6
40Per che non reggi tu, o sacra fame
     Dell’oro, l’appetito dei mortali?
     Voltando sentirei le giostre grame.
43Allor m’accorsi, che troppo aprir l’ali
     Potean le mani a spender, e pente’mi,7
     Così di quel, come delli altri mali.

  1. v. 22. C. M. potè
  2. v. 25. Fenno; terza persona plurale, risultante dalla terza singolare fe con l’aggiunta del no, che i nostri padri scrissero con una sola n. E.
  3. v. 30. C. A. ragion che sono
  4. v. 32. C. A. fossi avar nell’
  5. v. 33. C. A. quella
  6. v. 39. C. M. C. A. Crucciato quasi a l’umana
  7. v. 44. Pente’mi; penteimi, dove l’apostrofo indica la soppressione dell i, come al v. 90. fu’mi per fuimi. Mal discorre chi dice queste sincopi a cagione di rima. E.