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c a n t o    xvi. 365

82Però, se il mondo presente disvia,
          In voi è la cagione, in voi si cheggia;
          Et io te ne serò or vera spia.1
85 Esce di mano a Lui, che la vagheggia,
          Prima che sia, a guisa di fanciulla,
          Che piangendo e ridendo parguleggia,
88L’anima simplicetta, che sa nulla,
          Salvo che mossa da lieto Fattore,2
          Volontier torna a ciò che la trastulla.
91Di picciol ben prima sente sapore;
          Quivi s’inganna, e dietro ad esso corre,
          Se guida o freno non torce suo amore.
94Unde convenne legge per fren porre,
          Convenne rege aver che discernesse
          De la vera città al men la torre.
97Le leggi son; ma chi pon mano ad esse?
          Nullo: però che il pastor che precede3
          Ruminar può; ma non à l’unghie fesse.
100Perchè la gente, che sua guida vede
          Pur a quel ben ferir ond’ella è ghiotta,
          Di quel si pasce e più oltre non chiede.
103Ben puoi veder che la mala condotta
          È la cagion che ’l mondo à fatto reo,
          E non natura che in voi sia corrotta.4
106Soleva Roma, che ’l buon mondo feo,
          Duo Soli aver, che l’una e l’altra strada
          Facean veder, e del mondo e di Deo.
109L’un l’altro à spento, et è giunta la spada
          Col pastorale; e l’un coll’altro insieme
          Per viva forza mal convien che vada:

  1. v. 84. C. A. sarò or buona spia.
  2. v. 89. C. A. dal lieto
  3. v. 98. C. A. procede
  4. v. 105. C. A. in noi