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c a n t o    xi. 247

79O, dissi lui, or non se’ tu Odorisi,1
     L’onor d’Agobbio, e l’onor di quell’arte
     Che alluminar è chiamata in Parisi?23
82Frate, diss’ ello, più riden le carte,
     Che pennelleggia Franco bolognese;4
     L’onor tuttor è suo, e mio in parte.
85Ben non serei io stato sì cortese,
     Mentre ch’ io vissi, per lo gran disio
     Dell’ eccellenzia ove mio cuor intese.5
88Di tal superbia qui si paga il fio;
     Et ancor non serei qui, se non fosse,
     Che, potendo peccar, mi volsi a Dio.
91O vanagloria de l’ umane posse,
     Com poco verde in su la cima dura,6
     Se non è giunta da l’ etati grosse!
94Credette Cimabue ne la pittura7
     Tener lo campo; et or à Giotto il grido,
     Sì che la fama di colui oscura.8
97Così à tolto l’ uno all’ altro Guido
     La gloria de la lingua, e forsi è nato
     Chi l’ uno e l’ altro caccerà del nido.
100Non è ’l mondan romor altro che un fiato
     Di vento, ch’or vien quinci, et or vien quindi,
     E muta nome, perchè muta lato.
103Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
     Da te la carne, che se fussi morto
     Anzi che tu lassiassi il pappo e ’l dindi,

  1. v. 79. C. M. C. A. Odorisi,
  2. v. 81. C. A. chiamata è in
  3. v. 81. Parisi. Con buona pace de’ pedanti l’ Allighieri non fu costretto dalla rima a questa ed altre terminazioni: perocché si à indifferentemente anche nella prosa Dionisi, Parisi, Tamisi e Dionigi, Parigi, Tamigi. E.
  4. v. 83. C. M. che privilegia
  5. v. 87. C. A. a che mio core
  6. v. 92. C. M. Ch’ un poco .... C. A. Con poco
  7. v. 94. C. A. pintura
  8. v. 94. C. A. è oscura.