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142Tale imagine appunto mi rendea
     Ciò ch’io udia, qual prender si suole,
     Quando a cantar con organi si stea;
145Ch’or sì, or no s’intenden le parole.

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C O M M E N T O


La concubina di Titon antico ec. In questo ix canto lo nostro anutore finge ch’elli fusse ratto da un’ aquila e portato al balso del purgatorio, e come elli entrò nel purgatorio. E dividesi questo canto principalmente in due parti: imperò che prima pone come fu ratto; ne la seconda, come entrò nel purgatorio, quive: Dite costinci ec. La prima, che serà la prima lezione, si divide in sei parti: imperò che prima descrive lo tempo e finge ch’elli s’addormentasse; ne la seconda ancora descrive lo tempo e finge che avesse una visione, et adorna lo suo dire con una finzione de’ Poeti, adducendola per similitudine, quive: Nell’ora, che comincia ec.; ne la terza compie la visione e pone lo suo svelliamento, et anco adorna lo suo dire con una finzione, adducendola per similitudine, quive: Poi mi parea ec.; ne la quarta finge che Virgilio li manifesti come elli fu ratto in el sonno infine al purgatorio, quive: Da lato m’era ec,; ne la quinta finge come, certificato da Virgilio, si mosse per andare a la porta del purgatorio, quive: A guisa d’om ec.; ne la sesta descrive come era fatta la entrata del purgatorio, quive: Noi ci appressammo ec. Divisa adunqua la lezione, ora è da vedere lo testo co la esposizione litterale, allegorica e morale.

C. IX — v. 1-12. In questi quattro ternari lo nostro autore descrive prima lo tempo, fìngendo che ’n quello tempo s’addormentasse, dicendo cosi: La concubina: concubina chiamano li Grammatici quella che sta coll’omo, non essendo coniunta per matrimonio; e per questa vuole significare l’autore, l’aurora della Luna, di Titon antico; questi fu fratello del re Priamo e fìlliuolo del re Laumendonte troiano, e visse tanto tempo che li Poeti fìngono che per tempo si consumasse a poco a poco, tanto che si convertitte in cicala, e diventato cicala si morisse; e però dice l’autore antico; cioè vecchio. E fìngono li Poeti che Titone s’imparentasse col Sole e pilliasse per mollie Aurora filliuola del Sole, e menato dal Sole per lo cielo s’innamorò d’Aurora filliuola de la Luna, e feccia sua concubina, sicché elli ebbe due Aurore; cioè l’una dal Sole per donna, e l’altra dalla Luna per concubina, e coll’una e coll’altra si congiungea, ora