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c a n t o   xxiv. 645   

19Di quella, ch’ io notai di più bellezza,
     Vidd’io uscir un foco sì felice,
     Che nullo vi lasciò di più chiarezza;
22E tre fiate intorno di Beatrice
     Si volse con un canto tanto divo,
     Che la mia fantasia nol mi ridice:
25Però salta la penna, e non lo scrivo:
     Chè l’ imaginar nostro a cotai pieghe.
     Non che ’l parlar, è troppo color vivo.
28O santa suore mia, che sì ne preghe
     Devota, per lo tuo ardente affetto,
     Di quella santa spera mi disleghe;1
31Poscia, fermato ’l foco benedetto,
     A la mia donna dirizzò lo spiro,
     Che favellò così, com i’ò detto.
34Et ella: O luce eterna del gran viro,
     A cui Nostro Signor lasciò le chiavi,
     Che portò giù di questo gaudio miro,
37Tenta costui di punti levi e gravi,
     Come ti piace, intorno de la Fede,
     Per la qual tu su per lo mare andavi.
40S’elli ama ben, e bene spera, e crede,
     Non t’è occulto, per che ’l viso ài quivi,2
     Dove ogni cosa dipinta si vede.
43Ma, perchè questo regno à fatto civi3
     Per la verace Fede, a gloriarla
     Di lei parlar è buon ch’ a lui arrivi.
46Sì come il bacciellier s’arma, e non parla4
     Fin che ’l maestro la question propone,
     Per aiutarla, non per terminarla;5

  1. v. 30. C. A. bella spera
  2. v. 41. C. A. à quivi,
  3. v. 43. Civi; cittadini, giusta il civis latino. E.
  4. v. 46. C. A. baccellier
  5. v. 48. C. A. Per approvarla,