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c a n t o   xiii. 385   

103Unde, se ciò che dissi, e questo nuote,1
     Regal prudenzia e quel vedere impari,
     In che lo stral di mia intenzion percuote;
106E se al Surse drizzi li occhi chiari,
     Vedrai aver solamente rispetto
     Ai regi, che son molti, e i buon son rari.2
109Con questa distinzion prende ’l mio detto,3
     E così puote star con quel che credi
     Del primo padre e del nostro Diletto.
112E questo ti sia sempre piombo ai piedi,
     Per farti muover lento, com’uom lasso
     Et al sì et al no che tu non vedi:
115Chè quelli tra li stolti ben è basso,4
     Che senza distinzion afferma o nega
     Così nell’un come nell’altro passo.5
118Perch’ell’incontra che più volte piega
     L’opinion corrente a falsa parte,
     E poi l’affetto lo ’ntelletto lega.
121Via più che ’ndarno da riva si parte,
     Perch’ei non torna tal, qual ei si move,
     Chi pesca per lo vero, e non sa l’arte:6
124E di ciò sono al mondo aperte prove
     Parmenide, Melisso, Briso e molti,7
     Li quali andavan, e non sapean dove.
127Sì fe Sabellio et Arrio, e quelli stolti,
     Che furon come spade a le Scritture,
     In render torti li diritti volti.8

  1. v. 103. Onde, se ciò ch’io dico, e questo note,
  2. v. 108. C. A. Ai rei ch’en molti, e a’ buon che son rari,
  3. v. 109. C. A. prendi mio
  4. v. 115 C. A. Che quegli è tra gli
  5. v. 117. C. A. Nell’un così come
  6. v. 123. C. A. e non à l’arte:
  7. v. 125. C. A. e Brisso e
  8. v. 129. C. A. In tender