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c a n t o xii. | 357 |
133Ugo da Sanvittore è qui con elli,
E Pietro Mangiator, e Pietro Spano,1
Il qual giù luce in dodici libelli;2
136Natan profeta, e ’l Metropolitano
Grisostimo et Anselmo e quel Donato,3
Ch’a la prima arte degnò poner mano:4
139Rabano è qui, e lucemi da lato
E1 calavrese abate Ioacchino5
Di spirito profetico dotato.
142Ad inveggiar cotanto paladino
Mi mosse la ’nfiammata cortesia
Di fra Tomaso e ’l discreto latino,
145E mosse meco questa compagnia.
- ↑ v. 134. C. A. Mangiadore, e Pietro Ispano,
- ↑ v. 135. C. A. Lo qual giù
- ↑ v. 137. C. A. Crisostomo
- ↑ v.138. C. A. porla
- ↑ v. 140. calabrese abate Giovacchino
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C O M M E N T O
Sì tosto come l’ultima parola ec. Questo è lo xii canto di questa terza cantica, nel quale lo nostro autore fingendo come poeta induce a parlare maestro 1 Buonaventura da Bagnoreo dell’ordine dei frati minori de la santa vita di santo Domenico e della sua natività, e del soccorso che diede a la chiesa d’Iddio col suo predicare e col suo ordine 2; et a presso discende a dire dei frati minori mostrando come sono mancati da la perfezione co la quale incominciorno; e come nomina gli altri, che l’autore finge che fusseno con lui nel secondo cerchio ch’elli finge che cingesse lo primo detto di sopra. E dividesi questo canto, secondo lo modo usato, in due parti: imperò che prima finge come entrò a parlare maestro Buonaventura de l’origine di santo Domenico; nella seconda, della vita sua santa e del suo esercizio e dello sviamento dei frati minori dal loro principio, e come nominò gli altri beati che erano con lui nel cerchio, et incominciasi quine la seconda: Ben parve messo ec. La prima, che