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c a n t o   xii. 355   

76Spesse fiate fu tacito e desto
     Trovato in terra dalla sua nutrice,
     Come dicesse: Io son nato a questo,1
79O padre suo veramente Felice!
     O madre sua veramente Ioanna,2
     Se ’nterpretata val, come si dice!
82Non per lo mondo, per cui mo s’affanna
     Dietro ad Ostiense et a Taddeo;
     Ma per amor della verace manna,
85In picciol tempo gran dottor si feo,
     Tal ch’ei si misse a circuir la vigna,
     Che tosto imbianca, se ’l vignaio è reo.
88Et a la sede, che fu già benigna3
     Più a’ poveri iusti, non per lei;
     Ma per colui, che i siede e che traligna,4
91Non dispensare o due o tre per sei,
     Non la fortuna di primo vacante,5
     Non decimas, quae sunt pauperum Dei,
94Addimandò; ma contra ’l mondo errante
     Licenzia di combatter per lo seme,
     Di che si fascian vintiquattro piante.6
97Poi con dottrina e con voler insieme,
     Coll’officio apostolico si mosse,7
     Quasi torrente ch’alta vena prieme;8
100E nelli sterpi eretici percosse
     L’impeto suo più vivamente quivi,
     Ove le resistenzie eran più grosse.

  1. v. 78. C. A. son venuto a
  2. v. 80. C. A. Giovanna,
  3. v. 88. C. A. alla sedia,
  4. v. 90. C. A. che siede
  5. v. 92. C. A. prima
  6. v. 96. C. A. Del qual ti
  7. v. 98. C. A. Dell’officio
  8. v. 99. C. M. preme,