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c a n t o   iv. 99   

73Se violenzia è quando quei che pate,
     Niente conferisce a quei che sforza,1
     Non for quest’ alme per esso scusate:2
76Che volontà, se non vuol, non s’ammorza;
     Ma fa come Natura face in foco,
     Se mille volte violenzia il torza;3
79Perchè s’ ella si piega assai o poco,
     Segue la forza, e così queste fero,
     Possendo ritornar nel santo loco.4
82Se fusse stato lor voler intero,
     Come tenne Lorenso in su la grada,
     E fece Muzio alla sua man severo;
85Così l’ avria ripinte per la strada,
     Onde eran tratte, come fuoron sciolte;5
     Ma così salda vollia è troppo rada.6
88E per queste parole, se ricolte
     L’ài come dei, è l’ argomento casso,
     Che t’ aria fatto noia ancor più volte.7
91Ma or ti s’ attraversa un altro passo
     Dinanti a li occhi tal, che per te stesso8
     Non n’ esceresti, pria seresti lasso.9
94Io t’ ò per certo nella mente messo,
     Ch’alma beata non porria mentire:
     Però che sempre è al primo Vero appresso.10
97E poi potesti da Piccarda udire,
     Che l’ affezion del vel Gostanza tenne,11
     Sì ch’ ella par qui meco contradire.

  1. v. 74. C. A. conferisco a quel,
  2. v. 75. C. A. Non fur queste alme per essa
  3. v. 78. Torza; torcia, perchè gli antichi scambiarono talora il c in z, come lanza, prenze, trezza per lancia, prence, treccia. E.
  4. v. 81. C. A. Potendo rifuggire al
  5. v. 86. C. A. furo
  6. v. 87. C. A. voglia
  7. v. 90. C. A. t’avria
  8. v. 92.C. M. Dinansi
  9. v. 93. C. A. ne usciresti, pria saresti
  10. v. 96. C. A. sempre al primo Vero è presso.
  11. v. 98. C. A. della Costanza