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proemio. vii

come le altrui autorità servono a rischiarare i suoi versi, così devono i versi di lui servire a confermare e conciliare le autorità degli storici antichi. In questo aspetto non è stata forse ben riguardata finora l’opera dell’Allighieri, e nessuna poesia: e pure la storia da simili comparazioni trarrebbe inaspettata e amenità e moralità ed evidenza.

Speriamo che la nostra letteratura, incominciando a considerare in Dante il cantore della rettitudine e della religione, l’amico della patria e del vero, il poeta storico, apprenderà, non più ad echeggiare la durezza de’ versi, o ad affettare l’ardimento di certi modi, o a ricopiare in nube le forme fantastiche della visione da lui scolpita, ma ad emularne la storica fedeltà, la libertà coraggiosa; e conoscerà finalmente, essere inefficace e peggio che inutile ogni poesia che non venga dall’anima.