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è un Fiore di virtù nel quale a canto ad alcune voci sono altre a spiegarle, come traze, tira; fondasse, fondasi; capa, abbia; eno^ sono; descalza, discaccia; inivdatY^, invecchiarebbero, zunsello, indusselo;? arw«, tignuola; «yr/rc, aprire; biada, beata; adorbano ^ accecano; scrimario, schermidore; imbrigamento, impedimento; sipi, sia; frezoso, frettoloso; iscando, esciendo; ceda, bosco; topinara, talpa; scrana, sedia; sega, setola; co, capo, etc.; ma lo spiegatore non fu pratico allatto, perchè topinara, fu ed è tana di topi; desccdzare, scalzare, e se valeva discacciare, doveva essere scritto descaza; tarma era ed è toscano, come avrire, adorbare, imbrifj amento. Così principia quel Fiore di virtù: » Eo oe facto chume cului che in uno gran» dissimo prato di fiori e’ alegi tuta la cima de li fiori » per fare una bella grilanda: però voglio che questo meo » pizo lavorerò assa nome: Flore de virtù et de costume. » E s’alchuno defecto gli fosse che son certo che glie la )) discretione de coloro che legeranno s’il mondi che di » fin’a mo e me tegno a la loro chorectione e lasci lo » meo fatto «. Da caute 73 a 82 è un trattato Del dire e del tacere di Albertano giudice, il quale comincia: » Dise » lo maestro guardate da tutti superbi e te in lo mezzo » in overe e in facto e in parole no sii troppo savio nel » de tuto no sacente ma api in ti prudentia lo quale tene li » mezi de doe». Da carte 82 a 91 è dialogo fra il magno Catone e Lelio senatore, in fin del quale son riassunti gli argomenti in otto precetti di politica sapienza, che, per quanto antichi, sono tuttavìa raccomandabili quanto desiderati. » La prima cosa è die tu dibii fermamente adoverare instisia » cum temperanza de misericordia. — La segonda cosa è clie tu » dibii avertamente desiderare paxe la qual’ama lo povol de Roma » sovra tutte le altre cose del mundo et acquistarla se d’alcuna » parte mancha. — La terza cosa è che tu dibii patieutemente odire » li toi subditi e benegnamente respondere a loro, senza grande » induxia le cose iustamente domandate concedere. — La quarta » cosa è che tu sipi solicito che li homini de le arti, abiano utili— » tade de le soe arti e merchadandie. — La quinta cosa è che tu » dibii guardare da impore colte nè graveze ai romani se greve » necessitade no te constrenge. — La sexta cosa è che tu dibii pro» curare che la citade sia abundevele de vitualie e de tute le cose » necessarie a la vita del homo. — La septima cosa è che fedelmente