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c a n t o   xxv. 637

73Fersi le braccia due di quattro liste;
      Le cosce con le gambe, il ventre e il casso
      Divenner membra che non fur mai viste.
76Ogni primaio aspetto vi era casso:
      Due e nessun la imagine perversa
      Parea, e tal sen già con lento passo.
79Come il ramarro, sotto la gran fersa
      Dei di’ canicular, cangiando siepe,1
      Folgore par, se la via attraversa;
82Sì pareva venendo verso l’epe
      Delli altri due un serpentello acceso,
      Livido e ner come granel di pepe.
85E quella parte, d’onde prima è preso2
      Nostro alimento, all’un di lor trafisse;
      Poi cadde giù dinanzi a lui disteso.
88Lo trafitto il mirò, ma nulla disse;
      Anzi coi piè fermati sbadigliava,3
      Pur come sonno o febre l’assalisse.
91Egli el serpente, e quei lui ragguardava;
      L’un per la piaga, e l’altro per la bocca
      Fumava forte, e il fummo si scontrava.
94Taccia Lucano omai, dove si tocca
      Del misero Sabello e di Nassidio,
      Et attenda a udir quel, ch’or si scocca.
97Taccia di Cadmo e d’Aretusa Ovidio:
      Chè se quello in serpente, e quella in fonte
      Converte poetando, io non l’invidio:4
100Chè due nature mai a fronte a fronte
      Non trasmutò, sì ch’amendue le forme5
      A cambiar lor materie fesson pronte.6

  1. v. 80. C. M. sepe,
  2. v. 85. C. M. onde prima appreso
  3. v. 89. C. M. sbavilliava,
  4. v. 99. C. M. Convertì poetando,
  5. v. 101. C. M. Non trasmutor,
  6. v. 102. C. M. fosser pronte.