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avvenimento anche improvviso, sempre eguale a se stessa, nè per improntitudini giammai scemava, nè per traversia di cose veniva meno; ed è pur forza riconoscere come l’accompagnasse una tal pazienza da doversi dire invincibile.

Tanto Pastore ha perduto la nostra Diocesi ed ha ben ragione di piangere!

Se non che a noi tocca di adorare i decreti della Divina Provvidenza, a cui pei suoi secreti, ma certo sapientissimi fini, piacque di darlo e ritorlo come astro benigno che brilla un tratto e consola, ma tosto mestamente tramonta.

Mi riduco adunque a narrare gli estremi momenti del viver suo, col comune compianto.

Quantunque non del tutto bene in salute, il 25 Maggio p. p. si recò a Savona a festeggiare il Centenario di S. Filippo nell’insigne Collegio delle Scuole Pie, ove compì le sacre funzioni, benchè alquanto infiacchito di forze. Il lunedì, pel vivo desiderio che nutriva, mosse al Santuario di Nostra Signora di Misericordia, ove si direbbe che la Beata Vergine lo attirasse a crescergli grazia pel vicino passaggio. Di ritorno, entrato all’Episcopio, ed accoltovi con espansione dall’Eccellentissimo Vescovo Mons. Boraggini, poco stante si sentì improvvisamente come venir meno, e dovette adagiarsi: parve cosa leggera; diffatti si riebbe in breve, ma non così da sentirsi abile al viaggio d’Acqui, e fu costretto a soggiornare alcun poco per rifare le forze. Senonchè due giorni dopo, la mattina del giovedì, fu sorpreso da uno straordinario languore, che si stimò altresì passeggero, e che pur troppo se-