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capitolo quarto 207

tefice - la frase è del Contemporaneo. - Nè tacque le glorie di Roma. Fra queste annoverò come prima il pensiero grande, generoso che ella ebbe fin dai primi m^omenti in cui risorse a nuova vita. Questa città, egli disse, non pensò al suo bene particolare soltanto, ma al bene dell’Italia tutta rivolse i suoipensieri, i suoi voti, e si considerò come parte della gran famiglia italiana»1.

E da quel giorno ebbe origine la vivissima benevolenza che legò poi sempre l’insigne filosofo all’ottimo Ciceruacchio. Il quale, nominato ufficiale porta-bandiera del 4° battaglione civico, allorché il «principe Aldobrandini, tenente colonnello di quel battaglione, gli partecipò la nomina di ufficiale vessillifero, ammutì. Quale fu la ragione del suo silenzio? - Poco poi disse quasi dolente: La desiderava Pippo; - un suo amico carissimo, - L’altissimo popolano non sentì tanto l’onore impartitogli quanto il dispiacere che non fosse appagato l’amico suo. Se non che, fattogli conoscere che ei doveva accettarla come dimostrazione di onore ed amor patrio, soggiunse: Per la patria, meno il tamburo perchè non so suonarlo, ma ponetemi dovunque che io starò sempre fermo al mio posto, - Dite ora se in mano più salda possa stare il civico vessillo! Ditemi se tutti la sentissero come lui, qual vantaggio ne trarrebbe la patria»2.

E tale e tanto era l’amore che i liberali, anche i più illuminati, nutrivano per lui che, in occasione del suo onomastico, il giorno di san Michele Arcangelo, 29 settembre, gli fu offerto un banchetto a cui sedettero duecento persone, fra cui il Mamiani, lo Sterbini, il Masi, il Meucci, il Checchetelli, nella trattoria delle Belle Arti fuori di porta Pia. Le virtù e i meriti del modesto capo-popolo furono posti in rilievo dalle ornate parole dello Sterbini e del Meucci e dai brindisi in versi detti dal Masi, dal Guerrini e dal Gallucci e, in poesia romanesca, dal Benai3.

Pio IX, frattanto, aveva proceduto alla scelta dei ventiquattro consiglieri della Consulta di Stato sulle terne a lui sottoposte dai cardinali legati e dai monsignori delegati, i quali governavano

  1. Il Contemporaneo del 25 settembre, n. 39.
  2. Pallade dell’11 settembre, n. 56.
  3. Contemporaneo del 2 ottobve, n. 40; Pallade del primo ottobre, n. 71. Cf. con G. Spada, op. cit., vol. I, cap. XVIII.