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capitolo quarto 203

In Piemonte il Comizio agrario di Casale inviava un indirizzo liberale al Re: le popolazioni dì Genova, di Alessandria e di Torino tumultuavano; e, dal finir dell’ottobre ai primi di dicembre Carlo Alberto si metteva risolutamente sulla via delle riforme, nella quale lui e il magnanimo suo figlio Vittorio Emanuele e il leale nipote suo Umberto, soli, fra tutti i fedifraghi e codardi principi italiani, rimasero saldi e incrollabili, né per sventure, né per minacele, né per macchinazioni tenebrose delle congreghe reazionarie, mai più se ne smossero o se ne allontanarono.

Esempio di lealtà cavalleresca tanto più ammirevole, quanto più raro.

Sui primi di settembre movimenti rivoluzionari avvenivano a Reggio di Calabria e a Messina; e in tutto il reame napoletano di qua e di là dal faro, un fermento liberale, nutrito di desideri e di speranze si manifestava; e le sollevazioni calabresi davano agio al pauroso tiranno di inferocire contro i liberali con la fucilazione dei valorosissimi giovani Domenico Romeo e Giuseppe Mazzoni e di tre loro compagni d’armi1.

L’8 e il 9 settembre i concitati spiriti lombardi, festeggiando l’arcivescovo Romilli e l’amato Pio IX, ebbero a soffrire le sanguinoso repressioni della polizia austriaca, che inferocì contro gli inermi cittadini, mentre a Venezia, in occasione del Congresso degli scienziati italiani, solenni dimostrazioni facevansi in onore di Pio IX, della libertà, della indipendenza d’Italia.

Intanto che la diplomazia europea si interponeva nella quistione dell’occupazione di Ferrara, e mentre la Corte di Roma

  1. Archivio storico italiano, vol. I, pag. 79. Cf. con Ricciardi, Ranalli, La Farina, Nisco, ecc. Delle turbolenze e dei movimenti insurrezionali delle Calabrie e della Sicilia e delle feroci repressioni borboniche si occupavano, con molto patriottica e sagace concordia di propositi, i giornali liberali romani, Bilancia, Italico, Speranza; e il Contemporaneo che nei tredici suoi numeri, pubblicati dall’11 settembre al 6 novembre, consacrò dieci articoli alle cose di Calabria e di Sicilia; ma più tenacemente e più assiduamente di tutti la Pallade, la quale, a datare dal suo foglio dell’8-9 settembre, n. 54, al foglio del 9 novembre, n. 95, contiene trentaquattro articoli intitolati o Sicilia e Calabria o Due Sicilie o Regno di Napoli, ecc., e tutti di simpatie per gl’insorti e di esacrazione contro il Borbone. Due di quegli articoli rendono tributo di ammirazione e di compianto al prode Romeo e ai valorosi compagni suoi, e un altro riproduce la sentenza di morte pronunciata a Messina dalla Commissione militare contro il prete Krymi e contro il calzolaio Giuseppe Seiva per il tentativo di rivolta del 1° settembre.