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Quella lotta diplomatica, la cui corrispondenza era resa di ragione pubblica e commentata con ardore patriottico e con lusso di sode ragioni dalla stampa, anziché calmare, accresceva l’eccitazione popolare; le milizie cittadine dello Stato, con attività febbrile, si andavano esercitando e addestrando alle armi, intanto che si cominciava a vagheggiare nei giornali l’idea di una lega doganale fra i principi e gli Stati italiani, come preparazione ed avviamento ad una lega politica1.

Ma l’eco delle riforme largite da Pio IX si era ripercosso dalle Alpi al Jonio e aveva destato fermento in tutta Italia. Onde l’8 maggio 1847 il granduca di Toscana aveva promulgata una legge per allargare il diritto di stampa; poi il 31 dello stesso mese aveva proceduto ad altre riforme: indi al 4 settembre instituì la guardia civica. Il 1<> settembre, il bisbetico e scialacquatore Carlo Ludovico di Borbone fece uguale concessione ai tumultuanti Lucchesi; e, poco stante, il suo microscopico Stato, abdicando, egli cedeva anticipatamente, secondo i patti del trattato di Vienna, al granduca di Toscana.

    di Vittorio Emanuele II, vol. I, § 2°; Jules Zeller, Pie IX et Victor Emmanuel, histoire contemporaine de l’Italie (1847-1878), Paris, Didier et Cie, chap. I, pag. 34, e due scrittori che davvero non possono essere sospettati di liberalismo. Il Balleydier, nel volume storico-romanzesco-favoloso, pubblicato nel 1847, sotto il titolo Rome et Pie IX, e da me già citato, il Balleydier, il quale, a quel tempo non pensava che più tardi si sarebbe indotto a scrivere anche quella Storia della rivoluzione di Roma, ugualmente romanzesca e favolosa che io ho citato più volte, scriveva nel cap. VIII, a pag. 174 del detto suo libro Roma e Pio IX: «L’Austria, congiunta ai prelati avversi all’idea riformatrice, operava nelle tenebre e nulla lasciava d’intentato per provocare il malcontento del popolo e vi riusci in qualche parte». E si noti che gli avvenimenti, fra storici e favolosi, narrati dal Balleydier in questo volume, non vanno oltre l’aprile del 1847, perchè il libro fu pubblicato prima che si tramasse a Roma la congiura reazionaria e avanti che le milizie austriache occupassero Ferrara.
    Il Lubienscki, poi, storico-romanziere egli pure non meno dell’altro papalino, ammette nel cap. IV a pag. 67 del suo libro (Guerres et révolutions d’Italie) che il principe di Metternich si adoperava a spaventare il Papa. E, seguitando, dice non esser facile sapere la verità sul fatto che il Metternich da una parte incoraggiasse la resistenza dei retrogradi e dall’altra eccitasse le esigenze della demagogia per divenire il protettore necessario del Papa: ma non nega la possibilità che il fatto fosse vero. È curioso poi osservare come monsignor Balan (op. cit., lib. II, pag. 195) biasimi vivamente il principe di Metternich che non fu uomo religioso nella politica sua e preparò la ruina dell’Austria, ecc.

  1. Bilancia del 28 settembre, n. 42, e del 1° ottobre, n. 43; Speranza del 25 agosto, n. 4; Pallade del 6 agosto, n. 30; Contemporaneo del 4 settembre, n. 36, ecc.