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studi giovanili 55

scritto autografo (un piccolo in 4° di 306 pagine), che conservasi ora nella Nazionale di Firenze. L’autore, che aveva intenzione di pubblicare subito il lavoro, ne fece fare e corresse di sua mano una copia, che mandò nel 1816 all’editore Antonio Fortunato Stella di Milano; ma la copia pare andasse per qualche tempo smarrita: ad ogni modo rimase inedita, finché fu recuperata e pubblicata nel 1846 da Prospero Viani. Un terzo manoscritto del Saggio trovasi fra le carte napoletane.

Il Giulio Affricano, che conservasi inedito nella Nazionale fiorentina (e proviene parimente dal De Sinner), fu composto anch’esso nel 1815, in sei mesi, dice il Pellegrini; ed è compreso in sette quinterni autografi in 4°; il primo dei quali (di 37 pagine) contiene il Commentario della vita; il secondo e il terzo (86 pagine in tutto) la traduzione latina di scritti varii; gli altri quattro (169 pagine in tutto) contengono i Cesti; la traduzione dei quali non è compiuta, e vi manca il testo greco, a riscontro della traduzione.

Su Cornelio Frontone il Leopardi aveva già scritto, come s’è veduto, un Commentario latino, (uno dei Commentarli dei quattro Retori), nel quale parla della vita di lui, degli scritti rimasti e dei perduti; ma quando nel 1815 vennero in luce gli scritti di Frontone ritrovati dal Mai in un palinsesto ambrosiano, è incredibile la gioia e l’impazienza del giovine filologo. «Io invidiava, scrive egli, la sorte dei Milanesi, che poteano all’istante appagare la loro curiosità e soddisfare il loro desiderio.»1

E appena ebbe il libro, si mise a tradurre in italiano gli scritti frontoniani, e vi premise un nuovo e più largo discorso, pure in italiano, sopra la vita e le opere dell’autore, dedicando il lavoro al Mai con

  1. Opere inedite di Giacomo Leopardi, pubblicate dal Cugnoni, voi. I, pag. 329.