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novella del giureconsulto. 171

tato a cavallo, si avviò solennemente alla città, che era poco lontana dal mare.

Il trionfo di Giulio Cesare, che Lucano leva fino alle stelle, non fu certo più splendido e maraviglioso di quello che questa festante turba celebrò. Ma quel velenoso scorpione della Sultana, col suo maligno spirito, sotto sotto meditava il morso mortale.

Quando la comitiva fu giunta al palazzo, il Sultano, nella sua splendida divisa, andò, esultante e pieno di gioia, a riverire la sposa. Lasciamoli lí ora in mezzo al tripudio, e veniamo al momento in cui tutti pensarono che era ora di finire la veglia, e di andarsene a riposare.

Intanto venne il giorno in cui la vecchia Sultana aveva stabilito di festeggiare, come ho già detto, il popolo cristiano, e tutti i figli di Cristo si erano preparati per la cerimonia. Bisognava vedere che cosa fu in quella occasione: il lusso e lo splendore uno non se l’immagina nemmeno; ma prima di alzarsi da tavola la pagarono salata.

O improvviso e inaspettato dolore, tu succedi a ogni mondana gioia, che deve es-