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novella del cavaliere. 103

aveva ossa dure e forti, larghe spalle, e le braccia rotonde e lunghe. Secondo il costume del suo paese sedeva in un carro d’oro tirato da sei bovi bianchi. Invece della cotta d’armi sulla bardatura c’era una vecchia pelle d’orso divenuta nera, col tempo, come il carbone, adorna di borchie gialle, che luccicavano come l’oro. I lunghi capelli gli cadevano dietro sulle spalle, ed erano lucidi e neri come una penna di corvo. In testa portava una corona d’oro dello spessore di un braccio, tempestata di pietre preziose, di finissimi rubini e di diamanti. Attorno al suo carro c’era una ventina di mastini bianchi, grossi come un vitello, che servivano per la caccia del leone e del daino, con una muserola d’oro fermata strettamente e l’anello del collare ben pulito. Il seguito era composto di cento cavalieri forti e coraggiosi, armati di tutto punto.

Insieme con Arcita, come riferiscono le antiche storie, veniva, simile a Marte re delle armi, il grande Emetrio, re dell’India, il quale montava un cavallo baio, bardato in acciaio, con una bella coperta in oro. La