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novella del cavaliere. 59


Rispose Palemone: “Cugino, in verità tu ti sei immaginato una cosa che non è vera. Non mi ha fatto gridare la prigione: gli è che proprio in questo momento ho ricevuto una ferita, che passandomi per gli occhi, è penetrata fino al cuore uccidendomi. La bellezza di una donna che passeggia laggiú nel giardino è ciò che mi fa gridare e soffrire. Io non so se sia una donna o una dea, ma se io non m’inganno deve essere proprio Venere.„

E così dicendo cadde in ginocchio ed esclamò: “Venere, se per tua volontà tu appari cosí in questo giardino a me povera disgraziata creatura, aiutaci a fuggire da questa prigione. Se è nostro destino irrevocabile di dover morire quì dentro, abbi compassione del nostro lignaggio cosí oltraggiato da un tiranno.„

A queste parole Arcita si mise a spiare nel giardino, dove la donna seguitava a passeggiare su e giú. E rimase cosí colpito dalla bellezza di lei, che se Palemone ne fu ferito mortalmente, la sua ferita non era meno mortale davvero. E sospirando disse