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[246-247] Conforti nei mali. Ricordo del bene passato 65

la porta d’ingresso nel fianco destro della chiesa, e in altra parte mette al famoso Cenacolo del Ghirlandaio. L’iscrizione che vi si legge fu fatta, pare, dallo stesso Del Buono nel 1826 (Rasi, I comici italiani, vol. I, pag. 746).







§ 16.



Conforti nei mali. Ricordo del bene passato





Quell’egoismo che forma il fondo del carattere umano, anche presso gl’individui più miti ed equilibrati, fa sì che potentissimo conforto nei mali sia l’aspetto del male altrui.

Il dettato

246.   Solamen miseris socios habuisse malorum.1

è antico e proverbiale e da alcuni attribuito a Dionisio Catone ma non vi si trova. Spinoza nell’Etica (1677, lib. IV, § 57) già lo cita in questa forma, mentre il Faustus del Marlowe (1580) dice:

Solamen miseris socios habuisse doloris
e una cronaca pugliese di Domenico Gravina degli anni 1333-50 (nella Raccolta di varie croniche ecc., Napoli, 1781, vol. II, pagina 220) lo cita in forma affatto diversa con le seguenti parole: «iuxta illud verbum poëticum: gaudium est miseris socios habuisse pœnarum

Anche più egoistica è l’altra sentenza del più scettico fra i pensatori moderni:

247.   Nous avons tous assez de force pour supporter les maux d’autrui.2

(Maximes de La Rochefoucauld, § XIX).
  1. 246.   È conforto per i miseri di aver avuto dei compagni di sventura.
  2. 247.   Noi siamo tutti abbastanza forti per sopportare le disgrazie degli altri.