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[2106] Apostrofi, invocazioni, imprecazioni 749


combattere il progetto di legge per la soppressione delle corporazioni monastiche della provincia di Roma e la politica del ministero in genere: «Badate, egli disse, che se l’Italia non perisce, perchè i popoli sono immobili, vi sono istituzioni, che, ove loro manchi l’appoggio dei popoli, si dileguano per non mai più risorgere, ed un giorno, nel vostro pentimento, potreste ricordarvi forse d’essere stati i becchini della monarchia, della quale proclamate d’essere i campioni» (Discussioni della Camera dei Deputati, vol. VII della Sessione 1871-72, pag. 6164. - Il discorso, poichè nella stampa erano incorsi molti errori, fu ristampato in fine del vol. VIII, e la frase, tale e quale, si trova a pag. 7586). Allora la frase passò quasi inosservata, poichè il Rendiconto non registra che i Bravo! Bene! della Sinistra: ma egli la ripetè il 12 febbraio 1875, parlando delle elezioni politiche generali e dei fatti di Villa Ruffi e questa volta il Presidente che era, come la prima volta, l’on. Biancheri, non la lasciò passare e rimbrottò vivacemente: «Onorevole Miceli, questa è una parola indegna di lei e della Camera, e la più sconveniente che si possa dire! Io mi meraviglio che abbia potuto qui pronunciarla» (Sessione 1874-75, vol. II, pag. 1233). Alla frase del Miceli si può mettere a raffronto l’altra, assai simile, e che attribuiscono ad Alfredo Baccarini, dei Bigotti della Monarchia.

Questa volta cominceremo il solito spoglio dei libretti melodrammatici, con un’opera pochissimo conosciuta, della quale nondimeno sono rimaste abbastanza note queste strofe:

2106.             Saper bramate,
               Bella, il mio nome:
                Ecco ascoltate,
               ve lo dirò.
          Io son Lisandro
               di basso stato,
               Nè alcun tesoro
               Darvi potrò.

ed è la cavatina del Conte di Almaviva nel primo Barbiere di Siviglia, musicato su libretto di anonimo (riduzione dal francese