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come ora si regala una piccola galanteria in occasione delle feste, o del capo d’anno.

Ben più fondata crediamo l’opinione di coloro, che pensano essere stati questi luoghi a quando a quando visitati dai Romani, e da que’ popoli, che per andare contro di Roma il sommo giogo delle alpi superavano. Chè questi a sostegno del loro assunto potrebbero produrre e l’esistenza in Valle di alcune opere, e nomi apparentemente di Romana origine, e l’autorità di molti scrittori, che narrano come le Romane Legioni, e l’immensa turba di quei fieri Cimbri sconfitti da Mario per questi monti passassero. E primieramente, si vedono nel torrente che mette a Finero scolpiti nella viva rocca diversi fori rotondi di oltre un piede di diametro, e due di profondità, i quali sono certamente assai antichi, e per quanto la tradizione dice, altre volte destinati alla triturazione del grano. Si vorrebbero pertanto i cosi detti pistilli degli antichi Romani.

Allo sbocco della Valle in vicinanza del comune di Re vi esiste un antico ponte in pietra sul fiume Melezzo che porta il nome di ponte Manlione, e che vorrebbesi perciò costrutto da Manlio. Sappiamo infatti che Manlio console di Roma passò nelle Gallie per combattere con G. Serviglio Cepione i Cimbri, e sappiamo che questi combattimenti, funesti pei Romani, seguirono non lungi dalle Alpi; imperocché, come scrive il Bescapè, il fiume Rodano divideva i due eserciti, e le fazioni sostenute da Cepione e da Manlio avvenivano a un di presso nei luoghi, dove pure infelicemente combatteva Catulo, vale a dire alle sponde del fiume Toce, come vedremo fra poco (1). E su questo combattimento di Calulo, o per meglio dire sul passaggio dei Cimbri in Italia, narra Plutarco nella vita di Mario, che i Cimbri, gli Ambroni, ed i Teutoni,

  1. Bescapé. Novaria, pag. 218