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di alcuni traduttori di catullo. 135

tullo ci sta così poco ad agio in quella prosa come un povero matto dentro ad una camicia di forza.

Oltre a queste due traduzioni e a quella dell’abate de Marolles e del Collet, che io non ho potuto vedere, i Francesi hanno un romanzo sugli amori di Catullo di un tal de la Chapelle1 da non confondere, com’egli scrupolosamente ci avverte nella prefazione, con La Chapelle, amico dell’amabile Bachaumont. Benché il fondo del racconto sia storico, pure le circostanze e gli avvenimenti sono così alterati, falsati o guastati in guisa tanti aneddoti della vita del poeta, accozzato il tutto ed abborracciato con si poca bravura, che se il libro riesce fino ad un certo punto saporito, gli è perchè ritien metà del pasticcio.

L’autore ciò non ostante vuol sostenere, che l’opera sua è un’epopea bella e buona, e fatta sulle ricette di Aristotile e di Racine, i quali, secondo me, si troveranno impacciati a sentirsi citare a proposito di Catullo. Ci avverte oltre a ciò, che egli regala al pubblico codesto suo poema epico, non per altro che per mera carità cristiana verso quegli uomini pervertiti di gusto, a cui la lettura dell’Evangelo non è una distrazione sufficente; ei vuole, com’egli stesso s’esprime, trattarli come des malades faibles, dégoûtés et affamés, à qui l’on permet les appétits les moins nuisibles, de peur qu’ils ne s’abandonnent à de plus dangereux. Dopo ciò, conclude il Pezay, mi sembra che il signor de la Chapelle meriti meglio un posto alle missioni straniere, che all’Accademia francese.

Chi volesse poi formarsi un’idea delle versioni che

  1. Paris, 1680.