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254 pigliando con essa la mirra dell’ amaritudine dell’ offesa di Dio, e dell’amaritudine della croce, cioè delle pene che il Figliuolo di Dio portò; dalle incenso di umili, continue e fedeli orazioni, le quali offra molto festinamente per onore di Dio e salute dell’anime. O quanto è beata quest’ànima; veramente ella gusta vita eterna; ma noi ingrati non.ci curiamo di questa beatitudine; cbe se noi ce ne curassimo, eleggeremmo innanzi la morte, che di voler ’ perdere tanto bene.

Le viamo questa ignoranzia con ogni verità, cercandola in verità audargmo colà dove Dio l’ha posta; che se noi la cercassimo altrove già non la trovaremmo. Detto abbiamo come noi siamo vigna, e.come ella è adornata, e come Dio vuole, che ella sia lavorata. Ora dove ci ha posti? Nella vigna della santa Chiesa. Ine ba posto il lavoratore, cioè Cristo in terra, il quale ci ha amministrare il sangue col coltello della pcnitenzia, la quale riceviamo nella santa confessione, taglia il vizio dell’ anima, nutricandola al petto suo, legandola col legame della santa obbedienzia, e senza questa vigna la nostra sarebbe ruinata; la grandine le torrebbe ogni frutto se ella non fosse legata in questa obbedienzia. Adunque vi prego che umilmente con grande sollicitudine. torniate a questo giogo. Cercate il lavoratore e la vigna dell’ anima vostra nella vigna della santa Chiesa, altramente sareste privato d’ ogni bene e cadereste in ogni male. Ora è il tempo, per l’amore di Dio escite di tanto errore, f che passato il tempo non c’è più rimedio; tosto ne viene la morte, che 4noi non ce n’ avvediamo, e se ci. ritroviamo nelle mani del sommo giudice, duro ci è a ricalcitrare a lui. Son certa, che se sarete vero lavoratore della vigna vostra, voi non iudugiarete più a tornare; ma con grande umiltà ricognoscerete le colpe vostre dell’offesa di Dio, chiedarcte di grazia al padre, che vi rimetta nell’ ovile suo, altramente 110. E però vi dissi, ch’io desideravo di vedervi vero lavoratore nella vigna dell’ anima vostra, e così vi prego slret-